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Antonio Loi IN QUESTO CAMPO HO VISTO FORMICHE STANCHE |
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Sabato 5 novembre alle ore 18,30 presso la Galleria Arcivernice in via Baylle 115 si terrà l’inaugurazione della mostra dei lavori fotografici di Antonio Loi. La mostra continua fino al 19 novembre. Testo critico a cura di Massimo Antonio Sanna IN QUESTO CAMPO HO VISTO FORMICHE STANCHE I love livin' in the city!" (the Fear - 1980) Diceva Wharol, a cui piaceva esclusivamente vivere nella metropoli, che mentre e' facile portare pezzi di campagna in citta' - vedi i parchi - e' impossibile il contrario, cioe' portare la citta' in campagna. Solo Coppola ha provato a far qualcosa del genere in Apocalypse Now, ma rimane un caso isolato. Questa ossessione per le diversita' ambientali era un chiodo fisso anche per il presidente Mao. Non a caso Wharol lo ritrasse come emblema pop: la contraddizione citta'/campagna era un aspetto fondamentale e topico della più gravosa contraddizione uomo/natura. Ma non e' di ciò che dobbiamo parlare, piuttosto di un terzo stato della natura presente in tutte le conurbazioni, dalle più piccole come Cagliari alle più grandi come la Kapitale del mondo civile e non: la periferia interna Tipici e comuni in Italia sono anche i nomi della periferia (Cep, Zen, ecc), tanto da farci pensare che questi quartieri se non tutti uguali siano, sotto certi aspetti, la medesima cosa, Anche le architetture, che contornano gli spazi di campagna (che sono le aree non ancora cementificate) sono uguali: mattoni rossi. pieni, a vista, che ricordano altre degradazioni di citta' viste nel mondo. La Camera di Antonio Loi ha gia' vivisezionato tali questioni in almeno due precedenti studi: quando la "macchia" mediterranea persisteva ancora all'interno della citta', e quando le prime manifestazioni antropiche di un certo rilievo (Norake) persistevano nel paesaggio incontaminato sardo, dando vita ad un dialogo, asettico e acritico, tra soggetti e oggetti estranei. Quindi questo e' l'ennesimo capitolo di un'inchiesta interminabile su come l'uomo e i suoi ambienti si confrontano. Interminabile perché questo rapporto e' in continua mutazione: l'uomo continua a costruire e disfare; la vegetazione cerca (ma anche le formiche) di rioccupare gli spazi urbani quando vengono lasciati al loro destino, vedi appunto la jungla di Coppola. A questo punto sorge spontaneamente la domanda: perché continuare ad arrovelarsi quando si ritorno sempre nello stesso punto? Non sopravviene, per caso, un'atteggiamento di stanchezza mentale che ci esorta a non continuare a fare le cose? Si, rischiamo di fermarci perché abbiamo gia' visto e fatto tutto. Ma e' proprio questo il momento in cui serve l'occhio del fotografo. Non a descrivere. Non a denunciare. Fotografia sociale vuol dire tutto e niente. Non a mostrare un paesaggio antropico senza uomini: la presenza nell'assenza. Gia' visto tutto. E' piuttosto il paesaggio ad essere stanco, fermato in un attimo che e' eterno. Uno scatto che segna sempre il solito QUI, ma purtroppo degli ORA diversi. Massimo Antonio Sanna Pagina di Antonio Loi su Arcivernice
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