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Enrico Troja
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dal 25 ottobre al 14 novembre 2003 "L'Impulso artistico non ha nulla a che spartire con la riproduzione della natura. Esso mira alla pura astrazione", così scrive nel 1908 il critico tedesco Wilhelm Worringer nel suo famoso scritto "Astrazione ed Empatia", in cui definisce in modo acuto ed originale il concetto di arte astratta. Credendo nella "supremazia" della geometria e della forma pura, Enrico Troja si esprime attraverso un linguaggio pittorico basato su un assoluto e purissimo rigore matematico. Alla base della sua ricerca è un rigido formalismo strutturale: la tela si trasforma in piano e la sezione aurea diventa il mezzo di cui l'artista si serve per appropriarsi della superficie. Il contenuto pittorico è lontano da qualsiasi altra verità che non sia quella della costruzione concreta dello spazio, in cui ogni singola parte esiste solo in virtù del tutto. I colori, concepiti ora in squillanti accordi complementari ora in sottilissime variazioni tonali, assumono una funzione costruttiva: i confini delle forme delimitano il loro spazio di estensione anche quando, come nelle ultime opere, il linguaggio percorre prudentemente la via del rinnovamento e l'energia creativa del pittore trova espressione in un gesto energico, ricco di valenze espressive. L'elemento dinamico interviene a guidare le pennellate, brevi e intense, che si succedono vicendevolmente e si alternano alle stesure piatte e omogenee: nasce una nuova concezione dell'immagine orientata sulla ricerca di un perfetto rapporto armonico tra rigore strutturale ed emotività. Rita Pamela Ladogana
 
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