Quasi contemporaneamente, pittura e fotografia, hanno cessato di essere una finestra sul mondo per assumere lo status autonomo di tavola di informazioni. Cioè, esse si sono inflesse per agire soprattutto all’interno del proprio linguaggio. Non raccontano più delle storie, ma vogliono esprimere il Concetto. Se in pittura, secondo Deleuze, questo cambiamento avviene sull’asse action painting/new dada - Pollock/Rauschenberg, in fotografia ciò accade, quasi contemporaneamente, con una riflessione di tipo concettuale.
Ma la similitudine, da un punto di vista formale, tra i quadri di
Rauschenberg o Rotella e le immagini di Siskind o di Haas è solo un
fatto casuale e episodico; invece, l’accostamento tra questi due
momenti dell’arte di fine millennio va ricercato più a fondo nella
volontà di superare il significante e nella creazione di un’arte
ontologica. Mentre in pittura questo lo si può ottenere con
l’astrazione; e il confine tra finestra sul mondo e tavola
d’informazioni risulta ben marcato, soprattutto quando si abbandona il
figurativo o l’operazione mimetica per rimandare ad altro. In
fotografia ciò è più difficile da percepire. Non perché il fotografo si
muova in un ambito ambiguo; anzi, se cosciente, egli è usa ad
utilizzare il linguaggio in quanto tale; è semmai l’immagine stessa ad
essere ambigua, è lo spettatore tende a capire la foto nel modo più
convenzionale e leggerla all’interno del conosciuto. Bisogna liberarsi
dal significante per vedere l’esposizione di Mimmo Caruso; il titolo
stesso ci viene incontro e ci dà una traccia per interpretarla.
Il soggetto. I corpi sono quelli dei bagnanti, ma sono anche corpi sui
generis; l’esposizione è quella che si pratica in spiaggia, ma è
sostanzialmente fotografica. Il mare e la spiaggia forse aumentano la
risonanza del colore, lo fanno saturare e creano contrasti cromatici
più reali del reale; così la pelle dei soggetti esposti (la carne) è
tanto lontana dalla realtà, non è presa come significante, è
un’estraniazione e forma trame interessanti e inverosimili. L’ambiente
che è stato preferito per gli scatti è casuale (così le persone),
avrebbe potuto essere qualsiasi posto, non è neanche un pretesto, il
risultato sarebbe il medesimo in ogni caso. Un’ironica antologia di
frammenti: pose plastiche e scultoree quasi da evocare una classicità
da rivista illustrata; scene di vita balneare che sembrano una
rappresentazione oleografica dell’estate, In mezzo ci sono anche delle
brutture, ma non è importante perché il fine non è rappresentare,
piuttosto snaturare un contesto che ci sembra noto, Diceva Garry
Winogrand: “niente è tanto misterioso quanto un fatto descritto con
chiarezza”, ed è quello che qui accade quando una situazione consueta
viene traslata di significato.
L’attimo struggente. Da rimarcare è la tecnica che Caruso utilizza,
molto immediata. Non tanto perché usi il digitale, quanto perché le
immagini sono state scattate agli ignari bagnanti di nascosto e solo in
seguito tagliate nel computer. Questo gli ha consentito di avere una
freschezza in fase di ripresa e in seguito poter adattare ciò che ha
visto con quello che gli interessava vedere, E assistiamo alla
dimostrazione che si può fare arte con poco: luoghi che conosciamo
bene, ma solo un occhio esperto ce li ridona con un valore diverso.
Quell’occhio che tratta tutto come corpo, come materia prima e unica.
Scene di tutti i giorni riviste con un medium diffuso che oramai non è
più nuovo e che utilizziamo tutti. L’antica alchimia della camera
oscura, del negativo, non può essere sostituita da nuove tecnologie, ma
queste ultime, ben usate, ampliano le possibilità del fare e dello
sperimentare. Perché è il fare dell’artista che muove le cose; i corpi
in questione (con le relative relazioni sociali e formali) esistevano
già prima di venire fermati dallo scatto, è la sensibilità di Mimmo
Caruso che gli dà nuovi intendimenti e nuovi significati.
massimoantonio sanna