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Pablo Volta
Sguardi sul mondo
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Si inaugura il giorno 18 febbraio 2006 alle 18,00 la mostra "Pablo Volta - Sguardi sul mondo". Sono esposte nella mostra circa cento fotografie provenienti dall'archivio parigino dell'autore. Dagli esordi nel 1949 a Berlino ai reportage sulla Sardegna del anni '50, che offrono una rappresentazione articolata e complessa, influenzata dall'antropologia e dall'etnografia, e sono un documento concreto della vita quotidiana e delle sue tradizioni. Negli anni '60, abbandonata la poetica neorealistica, saranno oggetto dell'attenzione di Pablo Volta il mondo intellettuale parigino, i rappresentanti delle avanguardie artistiche, dei surrealisti e il mondo del cinema. Pablo Volta, che secondo il fotografo Uliano Lucas è da annoverare tra gli inventori della fotografia etnografica, ex operatore Rai, ha spaziato dall’indagine antropologica, alla fotografia di costume.

La mostra organizzata da Arcivernice, dall’Associazione Culturale "Tina Modotti" e dall’Associazione Culturale "Chourmo", si si sviluppa contemporaneamente nei seguenti luoghi: Arcivernice via Baylle, 115 Caffé Savoia via Savoia, 14 La Via della Seta via Dettori, 11 Café Barcellona via Barcellona, 84

Ideazione di Alessandra Piras Associazione Culturale Tina Modotti
L'allestimento della mostra a cura di Gianni Atzeni
Si ringraziono per la preziosa collaborazione: Roberta Rizzati che ha curato i testi delle foto, Maurizio Casu per l’assistenza tecnica

Dal testo critico di Massimo Antonio Sanna.

Fotografare è un altro modo di scrivere, dice Pablo, e difatti tutta la sua opera narra al pubblico delle storie senza intermediazioni. Se è vero che il suo primo intervento in Sardegna nasce da un suggerimento di Franco Cagnetta, è anche vero che il lavoro di Pablo è indipendente e originale.
Un altro modo di scrivere non vuole dire sostituire un modo di comunicare (del resto la parola scritta e detta si userà sempre) con un altro, piuttosto significa far capire che la realtà può essere riportata con altri linguaggi, e questi possono rivelarsi più diretti. L'artista come l’antropologo, diceva Kosuth, perché opera all’interno del sistema socioculturale e perché l’arte è analoga ad una proposizione analitica, ed è ciò che Pablo ha fatto a Mamoiada: una ricerca sul campo.
Egli ha fissato il rito come si manifesta da sempre, ha superato l'archetipo di bellezza per mostrare quello che avviene qui e ora. E questo si riscontra anche quando Pablo opera agli antipodi di questo mondo ancora arcaico. A Parigi, una metropoli, una delle capitali della cultura, il rito non si sta ripetendo sta nascendo. E l’occhio del fotografo-antropologo racconta sia la nascita del ‘68, sia la nascita del pret à porter, non dimenticandosi di altre storie della mitologia contemporanea: la 24 di Le Màns, i dadaisti e i surrealisti.
Perché l’antropologia moderna non si occupa solo di come vivevano gli antenati, ma studia i rapporti relazionali che esistono tra singoli, gruppi e società. Anche la tecnica di ripresa che egli utilizza è tipica della ricerca sul campo; ottiche corte per essere più vicino al soggetto e diciamo soggetto perché questo è significato e non oggetto/significante. Volta è quindi da considerare come un pioniere e coautore dell’invenzione della fotografia italiana perché introduce il Concetto, e contribuisce notevolmente a democratizzare l'informazione con la presa diretta e senza interpretazioni.

Massimo Antonio Sanna

 
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