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Saturday Night
Giuseppe Floris
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Il giorno Sabato 26 Maggio 2007, alle ore 18.30, si inaugura la mostra dal titolo "Saturday Night" dell'artista Giuseppe Floris.
L'esposizione è presentata dal critico Massimo Antonio Sanna.

Aperta dal lunedì al sabato dalle ore 18.00 alle 20.30
La mostra continua fino al 9 giugno 2007

"Le mie figure, le mie donne sono riprese in atteggiamenti indefiniti ma pur sempre reali.
E' vero non si vuole arrivare al simbolo e soprattutto non si vuole arrivare ad una specifica indicazione del soggetto. No, si tratta di donne qualunque, donne che colte in atteggiamenti da "Saturday Night" estrinsecano la loro femminilità all'occhio dell'osservatore e non solo.

Sono anche donne della contemporaneità, donne che si preparano ad uscire, ad incontrare altre donne e uomini, che vanno a vivere fuori da quel guscio che è il contorno che le definisce.

E parlo di contemporaneità espressa dalle pellicce percè queste donne sono quelle anche un pò sofisticate sia nell'intimità che nei rapporti con gli altri, sono donne moderne che amano il bello e pienamente inserite in contesti attuali."

Giuseppe Floris

 

Una superficie perfettamente liscia dove sono disegnate delle silhouette completamente piatte. Sono figure femminili fermate in freeze-frame mentre compiono movimenti diversi. Mancano i dettagli, si potrebbe pensare e sembrerebbe anche che ci siamo fermati in uno spazio bidimensionale dove non esiste più neanche il tempo come lo conosciamo. Ma la rappresentazione, invece, è abbastanza movimentata, anche se il problema non è questo; e lo Spazio esiste ed è certamente corposo in quanto Giuseppe Floris lavora per processualità, per ossimori visivi e per contesti.
La processualità consiste nel palesare il tipo di operazione fattiva che egli ha compiuto; con la pratica dello stencil, dello spray e con le vernice (bianche, nere, rosse e oro) che possono essere usate solo in quel modo e che ricordano tanto l’industria.
Quindi, Floris immette nel dipinto il concetto di tempo in quanto “azione” prodotta dal pittore per concepire l’opera. Non è gesto, siamo d’accordo, ma è pur sempre operazione automatica di produzione e, appunto, processuale.
Esistono dei precedenti importanti del ritaglio (Festa, Schifano, Angeli sino all’ultimo Lodola), ma il soggetto di Floris rimane volutamente anonimo perché non vuole arrivare al Simbolo.
Ma il simbolo c’è, bisogna solo andare a cercarlo, e, forse, il titolo dell’esposizione è una traccia.
La piattezza della figura che contrasta col volume delle pelliccie è emblematica del contrasto visivo e mentale che il pittore propone.
Il contrasto è doppiamente estetico perché opera sul piano dell’immagine e sul piano dell’immaginario. Evidente quando parliamo di diversità di piani e di volumi, di diversità di materiali; sotterraneo (semanticamente), quando parliamo di temi e di titoli (Travolta e disco, ma anche glam con lustrini, ma anche la Venere in Pelliccia di Reed).
Perché, infine, l’operazione, che forse Floris attua non è altro che il secondo episodio della sua pittura, tanto differente nella forma, quanto inerente nella prassi concettuale: dal new dada al pop.

Massimo Antonio Sanna

 
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