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Sketchbook Mania |
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Sacco in spalla, un taccuino consumato in tasca, sguardo sempre avanti ed un biglietto singolo di sola andata. Ecco l'immagine del perfetto globe-trotter. D'altra parte il pittore (ma anche lo scrittore, il poeta o il musicista) cos'altro è se non un viandante, un vagabondo che si aggira senza meta in un mondo evanescente di idee colorate, di pensieri impalpabili e intuizioni astratte? E dove si materializzano queste fantasticherie? Molto spesso vengono tradotte in segni, trasposte su carta o più spesso fermate su piccoli sketchbooks intonsi, che ben presto si trasformano in veri e propri contenitori di opere d'arte.
C'è un universo segretissimo nei libretti d'appunti dei creativi e degli artisti, strani esseri che si aggirano per le vie del pianeta terra e inseguono "un altro modo di vedere le cose" nel tentativo di rendere visibile l'invisibile; i loro notebooks, forieri di rappresentazioni mentali bizzarre, si compongono di annotazioni disordinate, di pagine pasticciate, impronte di stile e magie d'inchiostro, di prove di colore, di schizzi, germogli nascosti della fantasia.
Il progetto Sketchbook Mania è concepito come un breve viaggio tra le pagine di alcuni libretti originali, intesi come supporto-testimone di quel processo che traghetta le idee, concezioni astratte nell'intelletto dell'artefice, fino a compimento. Si tratta di un'occasione per curiosare o sbirciare, camminare in silenzio nell'anima di un artista: così, rovistando tra i cassetti segreti di questo o quell'enfant terribile, che suole muoversi con disinvoltura tra penne e pennelli, si ha la percezione di quale sia la praxis poetica quotidiana e il suo processo mentale.
Il genere dello sketchbook o taccuino d'artista trova senz'altro il suo ideale precursore in Robert Filliou (Sauve 1926-Parigi 1986), artista del gruppo Fluxus e teorico della comunicazione fra operatori artistici, secondo cui, per altro, il collegamento fra poesia e arte visiva è il successo più importante dell'età moderna. Simile l'atteggiamento poetico sul supporto cartaceo del taccuino, quello cioè di documentare quotidianamente il processo di lavoro creativo, i percorsi nascosti della creatività, attraverso foto, disegni, appunti, oggetti, schizzi preparatori e altro.
La buona riuscita del progetto si deve soprattutto all'intelligenza, sensibilità e generosità degli amici "artisti vicini e lontani" che hanno accolto con entusiasmo la proposta di lavorare attorno al tema del moleskine, anonimo custode di una straordinaria tradizione, introvabile da anni, e da qualche tempo nuovo testimone del nomadismo contemporaneo.
Il famoso taccuino che lo scrittore-viaggiatore Bruce Chatwin soleva comprava in una cartoleria parigina di rue de l'Ancienne Comédie ad un certo punto - com'è noto agli appassionati del genere - sparì dalla circolazione. 'Le vrai moleskine n'est plus' questo il lapidario annuncio della cartolaia al signor Chatwin, il quale ne aveva ordinati cento prima di partire per l'Australia. Il respiro internazionale dell'iniziativa, che vede la presenza di un buon numero di artisti-illustratori di origine statunitense, canadese, asiatica ed europea, affiancati ad alcuni grafic-designer, fotografi e illustratori nazionali e locali, ci permette di esplorare, attraverso inedite mappe semantiche, culture e linguaggi figurativi eterogenei, che trovano applicazione altrove ma circolano ormai velocemente, soprattutto via web. La libertà concettuale e tecnica lasciata ai partecipanti, ha permesso una eterogeneità di esiti sorprendenti.
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